Un Incontro dei Guai

 

 

 

Locazione:                          Un campo di addestramento per i Guai.

 

                                           Posto sconosciuto all’ombra del Gran Sasso.

 

Dato:                                  11 settembre, 1901

 

Populazione d’Italia:           34 milioni

 

Reddito Annuo per Capite:  2259 lire

 

Addetta all’agricoltura:       61%  della popolazione

 

Presente:                            Il Padrone Guaio        (di sotto “Padrone”)

 

                                           Il Guaio Novizio        ( ...          “Novizio”)

 

                                           Altri Guai Innominati  ( ...             “Altro”)

 

PADRONE:  Fate attenzione e state zitti.  La lezione d’oggi coinvolge la storia – veramente un bel racconto.  Come dovete ricordare, miei scugnizzi, quasi un anno fa, il 29 luglio 1900, l’Italia e tutta l’Europa sono state scioccate dalla notizia che Umberto I, re italiano, e’ stato ucciso da un anarchico, che aveva abitato negli Stati Uniti.  Un altro giorno glorioso per noi.  I nostri Guai stavano lavorando non solo in Abruzzo ma in tutto il mondo.  Cinque giorni fa, il 6 settembre 1901, di nuovo utilizzando un anarchico, i nostri parenti hanno ammazzato il Presidente degli Stati Uniti, William McKinley. 

 

ALTRO:  Ha fatto tutto questo da solo, Lei?

 

PADRONE:  No.  Vi sono stati molti altri che ci hanno aiutato.  Qualche volta con intenzioni buone.  Il governo italiano e’ specialemente utile.  Dovete solamente guardare i dazi sulle farine, sugli zuccheri, sui fiammiferi ed altri prodotti comuni.  I recenti moti contro il carovita hanno avuto la conseguenza di produrre cattivi raccolti.  Il prezzo del pane e’ salito alle stelle.  I Guai lavorano e succedono in America, a Roma, qui a Teramo, ed altrove.

  

ALTRO:  Dove fa il Suo mestiere, Lei? 

 

PADRONE:  La mia specialita’ e’ Teramo ed i dintorni.  Sono fiero di dirvi che da quando la citta’ di Teramo fu chiamato “Interamnia” le forze nobili dei Guai hanno funzionato qui in Abruzzo.  Ma vi dico la verita’:  in questa terra abbiamo incontrato un degno rivale.  La gente forte Teramana e’ conosciuta per il suo spirito accanito.  La battaglia e’ continuata, senza un vincitore, per molti secoli.  La lotta e’ proseguita con alti e bassi fino ad oggi.  Senza finire mai.  Abbiamo le forze della peste, la poverta’ e l’analfabetismo fra l’altro.  Un assortimento formidabile e senza limitazioni.  La gente ha la speranza e l’ingegno, ma sopratutto la sua arma piu poderosa:  La Fede.  Per esempio, ogni anno i pellegrini da tutt’Abruzzo si schierano a Campli.  In ginocchio ascendono Le Scale Sante implorando Dio di scacciare via i nostri Guai una volta per sempre.  Siamo ritornati -  spesso tanto piu vigorosi di prima.  La sfida non muta, e’ la vita del genere umano. 

 

ALTRO:  Ci congediamo adesso?

 

PADRONE:  Aspetta… datemi tempo e vi raccontero’ di piu.  Teramo non fu costruita in un giorno.  Vorrei presentarvi uno di voi stessi, un Guaio novizio.  Lui ha lavorato duro questi quatto anni passati.             

 

NOVIZIO:  Molto lieto.  Per il mio progetto d’allestimento ho visitato la famiglia Ulissi.  Veramente un nome mitico ma una famiglia che oggigiorno si  trova davvero ridotta sul lastrico.  Senza soldi, quasi priva di un tetto...

 

ALTRO:  Senza speranza?

 

NOVIZIO:  Fatemi continuare la mia storia.  Incominciamo dal principio, a Canzano, qui in Abruzzo.  La’, molte persone della famiglia Taraschi erano ricchi e nobili.  Luisa Taraschi apparteneva ad un altro ramo della famiglia, di mezzi umili.  Abitava a Poggio San Vittorino, una frazione di Teramo.  Nel 1880, forse il giorno piu bello della sua vita, Luisa ha sposato Massimo Ulissi, un giovane paesano e contadino.  La coppia, Massimo e Luisa, se la cavava appena dopo avere traslocato in un piccolo paese qualche chilometro nordovest di Teramo chiamato “Putignano.”  Erano felicissimi e fierissimi perche’ avevano sette figli, tutti maschi ed in buon salute.  Massimo arava un campetto di grano.  Aveva un piccolo orto e degli animali domestici.  Lui era un mezzadro, cioe’, non era proprietario della terra ma condivideva una meta’ del raccolto con il titolare. 

 

ALTRO:  Sembra una vita ne’ buona ne’ cattiva.  Un modo di vivere sufficientemente normale.    

 

NOVIZIO:  La vita loro era dura ma abbastanza gradevole.  La famiglia aveva un assaggio di carne una volta la settimana, le scarpe per i sette figli, perfino un bicchiere di vino cotto per Massimo di tanto in tanto.  Ma l’Odissea non era ancora incominciata.  E non dimenticate che da Penelope in poi, non e’ stato mai facile essere sposati a un “Ulissi.”  In ogni modo, dopo poco Massimo e la famiglia si sarebbero sentiti crollare addosso il mondo intero.             

 

PADRONE:  Si capisce.

 

NOVIZIO:  Nel 1897, come stavo dicendo, ci fu un fulmine a cielo sereno.  Massimo era andato a Roma a cercare la cura per una malattia.  Non ebbe successo ed ha sofferto molto prima di rendere l’anima sua a Dio.  Fu sepolto a Roma, probabilemente in un campo per indigenti.  Tutto per colpa dei Guai. 

 

PADRONE:  Altro che.  Luisa era spacciata, veramente sull’orlo dell’abisso.   

 

NOVIZIO:  Dopo poco il titolare della terra ha avuto un piccolo incontro con Luisa.  Le ha detto che era impossibile per una donna e sette figli, da due a tredici anni, continuare a mantenere il piccolo podere. 

 

ALTRO:  Quell’uomo senza scrupoli e’ un genio, un vero demoniaccio!  Lo guardiamo con ammirazione.  Come si chiama il nostro amico... questo boia in allenamento? 

 

NOVIZIO:  Si chiamava… 

 

PADRONE (guardando il suo l’orologio):  Va avanti!  Falla breve.

 

NOVIZIO:  Quando Luisa ha sentito la notizia aveva la bava alla bocca mentre si sentiva rigirare il coltello nella piaga.  Trattata come una pezza da piedi.  Sarebbe stato inutile litigare… il potere... lei non ne aveva per niente.  Luisa aveva poca preoccupazione di se stessa ma sapeva bene che c’erano sette bocche da sfamare.

 

ALTRO:  E’ la fine?  La famiglia e’ rimasta in rovina?    

 

NOVIZIO:  Pensavo senza dubbio che Luisa si fosse data per vinta.  Lei e’ stata effettivamente piantata in asso, ma che donna formidabile!  L’ho sottovalutata.

 

PADRONE:  La famiglia non si e’ disintegrata?  Chi badava a Luisa?

 

NOVIZIO:  Luisa stessa.  Non ha avuto il tempo di lamentarsi del suo destino malgrado avesse toccato il fondo.  I Guai sono fortissmi e fieri ma qualche volta accaddono gli eventi provvidenziali.  Il capomaestro di una famiglia chiamata Aceti aveva sentito la storia della nostra Luisa.  Lui era un tizio largo di mano, sensibile ed onesto.  Ha aperto il cuore a Luisa… non so il perche’.  Lui aveva una piccola casa in un paese chiamato Frondi.  Lo conoscete, e’ a due chilometri ovest di Valle San Giovanni.

 

PADRONE:  Concosco bene la famiglia Aceti.  Per secoli ho provato a schiacciarlavia.  Rimarra’ nello stesso posto per lungo tempo, nell’ avvenire.     

 

NOVIZIO:  In ogni modo, con l’aiuto dei suoi parenti, poco dopo Luisa ed i figli sono traslocati.  Lei ha preso un lavoro come donna di casa per l’Aceti.  Non aveva in mente di fare questo tipo di lavoro.  Ma come l’Ulisse…. si e’ trovata tra Scilla e Cariddi...

 

PADRONE:  Risparmiaci le allusioni. 

 

ALTRO:  Tutto andava bene per la famiglia?

 

NOVIZIO:  Ma va la.  Ci vuole altro che un uomo gentile per sconfiggermi.  Ben presto Luisa ha esaurito ben bene le sue poche riserve.  Aveva molte notti bianche.  Luisa era forzata ad alzarsi ala prima luce dell’alba sei giorni la settimana.  Dopo avere lavorato a casa sua, lasciava i suoi setti figli da soli ed andava alla famiglia Aceti.  Faceva bello e brutto tempo,  ma la passegiata richiedeva circa trenta minuti.  Il sentiero era stretto e ripido.  Luisa lavorava fino agli ultimi raggi di sole prima di rincasare.  

 

PADRONE:  Ma vi ricordate che rea difficile dappertutto in Italia.  Quelle persone abbastanza fortunate a trovare un lavoro nelle fabbriche, subivano un rigido orario di lavoro di 16 ore, sei giorni la settimana.  

 

ALTRO:  Dicci piu della casa di Luisa e la famiglia.  Era grande? 

 

NOVIZIO:  Non so se io possa usare la parola “casa.”  Aveva una camera sola.  Due figli di Luisa dormivano coi piedi puntati alla porta….

 

PADRONE:  Non sapeva che le avvrebbre portata male fortuna, che questa significava la maniera in quale… nella bara… i figli lascierebbero la camera? 

 

NOVIZIO:  Chiunque lo sapeva aveva la bonta’ di non confrontare Luisa.               

 

ALTRO:  La famiglia aveva i periodi di piacere?

 

NOVIZIO:  Ogni tanto.  I figli hanno tentato di allevare i tacchini.  Di tanto in tanto Luisa ha potuto fargli delle scrippelle ‘mbuse, un timballo delle stesse frittatine, o un mazzarelle ….

 

PADRONE:  Cosa?

 

NOVIZIO:  Sai, delle mazzarelle, l’interiora d’agnello ben bene avvolte dalle stesse budella e cucinate in padella col sugo di pomodoro.  Cucina tipica Teramana.   

 

PADRONE:  Mi viene l’acqua.  Va avanti, mio acuto.

 

NOVIZIO:  Ma non ho dimenticato i miei doveri.  Da un anno all’altro, le cose sono andate da male in peggio per Luisa.  La famiglia e’ stata a grado a grado in bisogno quasi sempre.  Aveva a stento di che vivere e dovevano saltare molti dei pasti.  Luisa mangiava quasi niente.  Voleva avere di piu per i figli.  Ad un punto la famiglia mangiava soltanto un pranzo il giorno.  Vi dico, questa famiglia dannata non ha ceduto mai. 

 

Con questo finisco la mia storia.   

 

PADRONE:  Tocca a me.  Avete sentito del passato.  Adesso parlero’ delle cose che il futuro portera’ a Luisa e la famiglia.  Negli anni successivi, come vedrete, ognuno dei setti figli se ne andra’ ad un punto o l’altro.  Per forza o desiderio, ognuno lasciera’ sua madre ed andra’ a abitare in un nuovo paese lontano.  Quasi da solo… senza famiglia… tolto ai suoi legami d'affetto, senza la sua madrelingua, veramente senza tutto.  Nei prossimi anni i nostri Guai butteremo via all’estero molti dei altri italiani, circa un ventesimo dell’intera popolazione.  Luisa non sara’ la sola a piangere.   

 

ALTRO:  Non e’ possibile che vinceremo una volta per sempre?  Perche’ da sempre la maestosa famiglia Guaiosa deve fare l’anatema alle genti?      

 

PADRONE:  E’ la Gran Sentenza di Dio, un caso della fede.  Il bene viene con il male.  Nel passato, oggi, e per tutti i domani… questa e’ la vita della gente.  Tutti lo sanno ad un livello o un altro.  I saggi lo accettano.  Questo giorno, 11 settembre 1901, e per sempre, non finira’ mai.  Non in cento anni.

 

 

                                                                  ulissi@hotmail.com             http://www.angelfire.com/film/ulissi